Categoria: Bio-couture

Anna Dumitriu e la moda batterica

C’è un’artista in Inghilterra. Si chiama Anna Dumitriu ed è specializzata in bioarte, quel filone artistico che concentra il suo interesse nell’interazione uomo-tessuti/batteri/altre forme di organismi viventi.

Questa originalissima ragazza ha deciso di intrappolare batteri resistenti agli antibiotici all’interno delle trame di un tessuto.

Ecco un’intervista all’artista:

E di seguito una foto delle tante creazioni della Dumitriu:

(Photo from: ecouterre.com)

TAGS

Little Green Dress: il tubino ecologico

Ecology is the new black. Deve avere pensato così Nicole Dextras, artista e designer canadese, che ama l’ambiente tanto quanto adora la moda. E nel pensarlo ha concepito una linea di abiti, tubini per essere precise, ricavati da foglie e bacche.100% riciclabile.
La collezione conta 21 vestiti “freschi” di raccolto ed è attualmente esposta nel bel mezzo del Giardino Botanico VanDusen a Vancouver, città di origine della nostra paladina della sostenibilità.

little_green_dress

 

La Dextras fornisce tutte le informazioni circa la nascita e lo sviluppo del progetto in un blog dedicato: littlegreendresses.wordpress.com
Pronta a coprirvi di foglie?

TAGS

Wine Fashion: un vestito di vino al giorno toglie i batteri di torno

La notizia ha fatto il giro del mondo ed è arrivata anche in Italia direttamente dalla Terra dei Canguri. Pare infatti che nell’ormai lontanissimo 2007, un gruppo di ricercatori australiani abbia trovato il modo di trasformare il vino in un tessuto.

Non contenti dell’invenzione, il team di scienziati ha dato un nome alla nuova texture organica: Micro’be’. Si, perché il nettare degli Dei è indossabile solo dopo una lunga fermentazione a contatto con il batterio Acetobacter, responsabile della trasformazione dell’alcol in aceto, ma anche novello creatore di fibre simil-cellulosa con applicazioni nel fashion.

vestito_vino2

Il vestito ha lo stesso colore del vino rosso, non fosse altro che è stata utilizzata quella varietà per produrlo. Tuttavia, presto potremmo andare in giro vestiti con una tonalità vino bianco o in un elegante color Guinness (la birra).

(Foto: http://www.gizmodo.it/2012/06/11/il-vestito-fatto-di-vino-quale-scelta-migliore-per-un-cocktail-con-gli-amci.html)

TAGS

Scarpe in pelle di pesce e scienziati pazzi

A quanto pare il lusso non ha limiti, neppure quello delle modificazioni genetiche.
Partendo da questo quanto mai discutibile presupposto, un’azienda americana ha dato vita a un prodotto esclusivo e personalizzabile al 100% in pelle di pesce. Esatto, pesce. E per di più geneticamente modificato. Ma andiamo per gradi.

Le pastinache o trigoni sono pesci d’acqua salata appartenenti alla famiglia delle Dasyatidae e se ne contano circa 76 specie differenti. Con differenti, intendo, pesci che hanno striature della pinna dorsale diverse l’uno dall’altro e colorazioni altrettanto variegate.

RayFish Footwear, suddetta azienda, ha depositato un brevetto che descrive un processo di estrazione del DNA dei trigoni al fine di mescolare il codice genetico di uno o più esemplari per ottenere delle striature che in natura non esistono e che andranno a costituire la tomaia della fashion shoe personalizzata.

scarpe-pesce-2

Questo processo è stato ribattezzato bio-customizzazione, poiché consente di creare un prodotto finale esclusivo e irripetibile, poiché basato sull’intervento genetico.

Ovviamente i pesci, prima che la loro pelle diventi una calzatura, non subiscono mutazioni a livello di funzionalità organiche. A cambiare è solo il “rivestimento”.

Per lanciare il nuovo prodotto RayFish ha indetto un contest di design, Grow a Sneaker (cresci una scarpa) in cui il motivo più bello verrà premiato con una calzatura in regalo.

scarpe-pesce-1

Gli sfortunati che non vinceranno dovranno sborsare 1500 dollari per un paio di scarpe-trigone!
A me sembra che l’iniziativa superi leggermente i confini dell’accettabile, a voi non so…

Nota: RayFish si impegna ad assicurare la natura organica e non inquinante della pelle di trigone.

TAGS

Il Ki(l)t purifica-aria

La moda maschile tradizionale della Scozia sarà a breve travolta da una folata d’aria (purificata) che arriva direttamente dai vestiti. A voler essere precisi, dal must di un vero scozzese: il kilt.

Il chimico Tony Ryan e la designer artisteggiante Helen Storey, creatori e fondatori di Catalytic Clothing, di cui avevo già parlato a proposito dell’abito Herself, hanno trovato il modo di applicare il principio purificatore che caratterizzava le loro prime creazioni a tutti i tessuti. Come? Con uno spray.

Ryan si è inventato un vaporizzatore di fibre, che contiene fotocatalizzatori in grado di intrappolare le sostanze nocive presenti nell’aria che respiriamo (anidride carbonica e compagnia bella) per poi restituirle sotto forma di  molecole o radicali pronti a farsi un giro nel nostro apparato respiratorio.
Il tutto racchiuso negli 8 metri di stoffa che danno vita a un Kilt scozzese tradizionale.

kilt-1

I signorini scozzesi potranno portare avanti con orgoglio la loro moda tradizionale, mentre sfidano a suon  di fotocatalisi il surriscaldamento globale per il bene di tutto il pianeta.

Oh, gentlemen!

Una chicca interessante: a coprire le cosce dei giovani uomini di Scozia non sarà la lana locale, ma un denim ecologico.

Un’altra chicca interessante: secondo le stime del chimico-stilista, se tutta la popolazione di una città come Sheffield optasse per un abbigliamento catalitico, l’inquinamento atmosferico scenderebbe sotto la soglia minima di allarme.

(Foto: http://theinspirationroom.com/daily/2006/william-lawsons-scotch-haka/)

TAGS

Arrivano i vestiti che crescono… dai batteri!

Per fare un tavolo ci vuole un fiore, per fare un abito ci vuole un batterio.

Potremmo riassumere così BioCouture,  il progetto di moda (eco)sostenibile dell’inglese Suzanne Lee della University of Arts a Londra.

Il concetto alla base del suo lavoro (ancora in fase sperimentale) è che i microbi possano “tessere” un biomateriale che si presta a trasformarsi in un capo d’abbigliamento indossabile in ogni momento.

BioBomber_jacket

La scienza ci insegna, infatti, che alcuni batteri danno vita a microfibrille (cellule vegetali) di cellulosa purissima nel corso della fermentazione. Il risultato è uno strato compatto e solido che può essere modellato e trattato fino a diventare un vestito.

EcoKimonoQui un approfondimento tecnico in inglese dell’argomento.

La Sig.ra Lee ha già dato vita a diversi capi, che al tatto ricordano molto l’ecopelle e incarnano uno stile unico e particolare. Inoltre, la natura vegetale dei tessuti ne permette uno smaltimento nel rispetto dell’ambiente.

Insomma, il fashion ecofriendly è sempre più all’insegna del bio e delle nanotecnologie.

Una chicca per le amanti di libri avveniristici: Suzanne Lee è autrice del volume Fashioning The Future: tomorrow’s wardrobe, rintracciabile su Amazon.

TAGS

Un diamante è per sempre. Ma anche il Dna…

L’ultima frontiera dell’eco-fashion arriva dalla Francia e ci regala un gioiello originale e utile al fine della conservazione della specie.

La società dalla r moscia, Dna Dream, ha creato dei preziosi con incastonata una sequenza di Dna di 30 vegetali in via di estinzione. Svettano orgogliosi lavanda, caffè, cacao, aloe e frutto del drago.

gioiello-dna

En bref, d’ora in poi sarà possibile indossare in un goccia di vetro circondata da una cornice di argento una piccola traccia di acido desossiribonucleico (dai 2 ai 10 microgrammi)  e rendersi complici della sopravvivenza di fiori, frutti e piante destinate a scomparire.

Il progetto è nato in collaborazione con la Cites o Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, nientepopodimeno che un’attività dell’Onu per la tutela dell’ambiente.

gioiello-dna-1

La collezione di monili difensori della biodiversità contempla collane e bracciali disponibili in colori diversi e profumati dello stesso odore del vegetale che ospitano.

Devo confessare che mi sono ritrovata senza parole quando, esplorando il sito di Dna Dream, ho scoperto che esiste anche la possibilità di incastonare una sequenza di Dna di un animale domestico e… di uomo!

Che la società francese abbia scelto di lanciarsi nel business della preservazione delle specie in vista della fine del mondo?

Lo scopriremo solo vivendo.

(Foto: http://www.dna-dream.com/)

TAGS

Mettete i fiori nei vostri… vestiti!

Siete alla ricerca di uno spazio verde e di aria pura da respirare a pieni polmoni? La moda vi accontenta e vi regala un abito che assomiglia a un giardino pensile. Anzi, è un giardino pensile.
Piante, fiori e concime naturale per un capo che ogni giorno cambia forma e colore.

Il Mesh Dress è nato a Copenaghen (i danesi sono tra i più green d’Europa) presso l’Istituto di Design Interattivo e mira a sensibilizzare i fashion addict di tutto il mondo su un tema caro al futuro del pianeta: il riciclaggio.

mesh-wearable-garden

A sostenere la causa eco-glam è la conformazione stessa del vestito. Mesh Dress ospita infatti dei mini vasi contenenti semi di fiori o piante, nutriti con acqua e compost ricavato dai rifiuti alimentari. Niente paura, il compost non è altro che concime 100% naturale. Per ottenerne la quantità sufficiente a fertilizzare Mesh Dress basterà conservare i rifiuti alimentari (bucce, torsoli, gusci, fondi di caffè) e farli macerare in un ambiente umido fino a che non raggiungono la decomposizione e si trasformano in compost, per l’appunto. A questo punto, il gioco è fatto e l’abito è pronto per essere coltivato!

mesh-wearable-garden-2

Dopo la trasformazione in giardino indossabile, Mesh Dress si presta a una miriade di combinazioni diverse. Oggi una rosa sul cuore, domani un rampicante che cinge il busto. Al mattino margherite, alla sera belle di notte. E finita la giornata, il vestito può essere riposto accanto al comodino per godere dei benefici della natura portatile.

Peccato non sia stato lanciato negli anni ’70, i figli dei fiori avrebbero sicuramente apprezzato.

 

(Foto: http://ciid.dk/education/portfolio/idp11/courses/performative-design/projects/mesh/)

TAGS

Eco-fashion: la spazzatura fa tendenza

La sostenibilità, ormai si sa, va di moda. Vestirsi nel rispetto dell’ambiente sta diventando un must a cui nessuno può e potrà sottrarsi.
Cotone organico, tessuti autopulenti, jeans che respirano e adesso magliette fatte di bottiglie usate: stilisti creativi e produttori amanti del green se ne stanno inventando di tutti i colori per abbracciare la nuova filosofia dell’eco-friendly.
In questo clima ambientalista, nasce il progetto Newlife by Miroglio, un filato 100%ecologico che vive e respira grazie alle montagne di bottiglie e bottigliette di plastica che ogni giorno riempiono le discariche.
L’iniziativa nata in Italia è la portavoce di una moda riciclata che ospita una tecnologia tutta innovativa. Pare infatti che, una volta indossato, il riciclaggio fashion protegga dai raggi ultravioletti. Oltre che ovviamente aiutare a tener libere le discariche.

newlife

Viene da sé che la differenziata e il rispetto dell’ambiente diventano un interesse di tutti, perché quello che buttiamo poi ce lo ritroviamo addosso. Letteralmente.
Dalla trash-couture alla bio-couture il passo è breve. Succede sempre nello Stivale, a Treviso, dove un imprenditore ha brevettato un tessuto biodegradabile. Anzi, compostabile. Eh si, la texture può essere gettata nel compost (soffice terriccio risultato della trasformazione dei rifiuti urbani) e tornare in natura libera e felice.
Il progetto, in cerca di finanziamenti, si chiama Wear and Toss e lavora su fibre vegetali 100%: bucce di patate, olio di mais e/o di barbabietola.

wear-toss
Per chi invece non se lo sogna neppure di vestirsi di bottiglie o di buttare via il guardaroba, l’alternativa c’è: il prêt-à-porter in bioceramica.

roberta-redaelli
La designer Roberta Redaelli ha infatti trovato il modo di declinare nel fashion un filato fin ad ora adoperato nel campo medico.
La bioceramica possiede delle caratteristiche benefiche per il corpo, in quanto riproduce gli effetti benefici di una particolare tipologia di onde emesse dal sole, i Fir. Questi sono importanti per l’organismo nella fase di crescita e di sviluppo e aiutano, tra le altre cose, a rilassare i muscoli contratti.

Altro che collant massaggianti.

 

 

 

 

Foto: http://www.filaturemiroglio.com/newlife.php; http://www.wearetoss.com/index.php ; © Roberta Redaelli

TAGS